COME CALCOLARE I COSTI E GESTIRE AL MEGLIO LA FLOTTA

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flotta camion rossi

Il controllo dei costi è un argomento di primaria importanza nella gestione di una flotta, soprattutto quando si affrontano condizioni economiche e di mercato sfavorevoli, come quelle a cui stiamo assistendo negli ultimi anni.

Occorre ponderare le scelte da effettuare, prima, durante e dopo l’acquisto del mezzo, per ridurre al minimo i costi e massimizzare i profitti della propria flotta. Spesso si tende infatti a ridurre la scelta di acquisto di un mezzo solamente in base al costo iniziale, in realtà esistono tantissimi altri costi, che emergono solo durante la vita utile del veicolo, ma che dovrebbero essere presi in considerazione già durante il processo decisionale. E’ come una sorta di iceberg, dove la parte visibile è il costo iniziale del veicolo, mentre tutte le altre spese sono nascoste sotto la superficie dell’acqua. Grazie ai suggerimenti del produttore di carburante e lubrificanti ExxonMobil, che ha recentemente pubblicato sul proprio sito una guida utile su questo argomento (scaricabile qui https://lubes.mobil.com/italy-italian-lcw/tco-guide.aspx ), in questo articolo vi sveliamo qualche suggerimento per monitorare e ridurre i costi di esercizio.

TCO – TOTAL COST OF OWNERSHIP

Il costo totale di esercizio, in inglese chiamato TCO (Total Cost Of Ownership), è il costo complessivo del mezzo durante tutta la sua vita utile e comprende qualsiasi tipo di spesa.

Tiene conto non solo delle spese di acquisto e di manutenzione, ma anche del ricavo dalla successiva vendita o del costo di rottamazione, nonché del costo dell’autista. Il TCO si può esprimere in valore assoluto, oppure in euro/km o in euro/mese. Un’analisi precisa del TCO evidenzia come spesso il costo di acquisto sia molto lontano dal costo sostenuto nel corso dell’intero ciclo di vita. Quando si rimane in possesso di una risorsa per molto tempo, come accade con gli autocarri, la differenza può essere anche molto elevata. Una riduzione del TCO porta a vantaggi indiscutibili, per questo motivo molti produttori si stanno attivando per promuovere le proprie piattaforme di calcolo del TCO, tramite applicativi software gestionali di facile utilizzo. Per esempio, IVECO ha messo a disposizione sul proprio sito internet un applicativo online, raggiungibile qui https://www.iveco.com/italy/pages/tco.html. E’ doveroso segnalare che il concetto di TCO trova applicazione in qualsiasi campo, non solo in quello dei trasporti, ma in ogni altro ambito nel quale sia possibile registrare i costi di esercizio di un determinato bene o funzione aziendale.

ACQUISTO O LEASING

La scelta tra acquisto o leasing è dettata da innumerevoli fattori. Occorre considerare non solo l’investimento iniziale, ma anche l’investimento a lungo termine. L’opzione più economica potrebbe sembrare inizialmente più attraente, ma risultare poi la più sconveniente nel lungo periodo.  Una flotta a lunga percorrenza avrà una durata di 3-4 anni, mentre i veicoli complessi, come le autobetoniere, hanno una vita utile di circa 20 anni. Si dovrà quindi considerare l’opzione più conveniente per la situazione specifica. Il leasing è certamente più conveniente per le flotte con minor potere di acquisto, perché con una spesa iniziale inferiore si può tutelare maggiormente il capitale ed essere protetti da costi imprevisti, come i tempi di inattività non programmata. Inoltre il leasing consente di passare rapidamente a nuovi veicoli, dotati di tecnologie più evolute, in termini di riduzione dei consumi e quindi di costi. Avere veicoli recenti significa inoltre avere mediamente veicoli con un’usura ridotta del motore e degli altri componenti ad essa soggetti, pertanto si avrà mediamente una maggiore efficienza della flotta, rispetto a quelle con più chilometri sulle spalle. La decisione di acquistare invece può essere la scelta più giusta per le aziende che vogliono aumentare il valore dei propri asset. Non solo, quando il veicolo è di proprietà, si può decidere con maggior libertà quando affrontare le spese di manutenzione e quando cambiare i veicoli, rottamandoli o vendendoli. Una strategia ottimizzata, può massimizzare il rendimento dell’investimento. Se ci si orienta sul mercato dell’usato, l’età di un autocarro potrebbe determinare, nonostante un prezzo di acquisto inferiore, un costo totale di esercizio superiore a quello di un autocarro più nuovo e più costoso, a causa della minore efficienza in termini di consumi e della maggiore usura dei componenti.

MANUTENZIONE

La corretta e puntuale manutenzione del mezzo evita le spese per interventi straordinari e quindi riduce al minimo i costi durante tutto il ciclo di vita; grazie all’esperienza nel settore di ExxonMobil, apprendiamo che mediamente la percorrenza consigliata dalle case, tra una manutenzione e l’altra, è di circa 24.000 km. Un aspetto importante è la lubrificazione: in questo caso è opportuno considerare l’acquisto dell’olio non solo in base alla spesa iniziale, ma come un investimento strategico nel lungo periodo che può portare ad avere vantaggi durante tutto il ciclo di vita, se si utilizzano lubrificanti ad alte prestazioni, con base sintetica (in virtù di quella minerale). Un lubrificante di qualità e di ultima generazione prolunga gli intervalli tra un cambio e l’altro, riducendo così le spese per lo smaltimento, inoltre è in grado di proteggere i componenti meccanici (motore, cambio, trasmissione) dall’usura, migliorando sensibilmente la vita utile e riducendo i consumi a causa del minor attrito. Per quanto riguarda gli pneumatici, un controllo regolare della pressione e dell’usura può invece avere un impatto diretto sui consumi e quindi sui costi operativi. Per gli autocarri il maggior consumo di carburante derivante da pneumatici sgonfi può essere addirittura doppio rispetto alle automobili, a causa del maggior carico gravante su di essi.

TECNOLOGIE IN EVOLUZIONE

Le mutate esigenze del mercato e il rapido restringimento delle normative sulle emissioni stanno facendo evolvere il settore dei trasporti, in particolare quello dei mezzi pesanti. La commissione europea sta infatti ultimando la definizione di nuovi target di emissioni di CO2 (che sono direttamente proporzionali ai consumi) per i veicoli pesanti, con il primo step di riduzione del 15% entro il 2025 e un ambizioso meno 30% entro il 2030. L’introduzione di nuovi standard è positivo, perché darà una spinta allo sviluppo di tutte le tecnologie mirate alla riduzione dei consumi, le quali ancora presentano un livello di diffusione molto basso sul mercato. A beneficiarne saranno anche le aziende, che vedranno gradualmente ridursi i costi chilometrici delle proprie flotte (al netto del costo del carburante), grazie anche alla possibilità di scegliere i mezzi in modo più accurato in fase di acquisto, con l’introduzione tabelle di confronto sui consumi effettivi, previste dalla nuova normativa. Anche il mercato è rapida evoluzione, soprattutto a causa dell’aumento repentino del commercio online a cui stiamo assistendo, con volumi medi di consegna ridotti rispetto al passato. Per questo motivo, molte aziende si stanno orientando sull’acquisto di furgoni, in virtù dei mezzi pesanti; i primi infatti richiedono meno autorizzazioni, costano meno e consentono una maggiore flessibilità, per adattarsi all’enorme volatilità del mercato. I mezzi pesanti non sono destinati a scomparire, ma sicuramente sono indirizzati verso un’evoluzione, che dovrà prevedere una progressiva riduzione delle spese di esercizio, per poter salvaguardare il settore. Oltre al lavoro dei costruttori nell’immettere sul mercato veicoli sempre più evoluti, grazie a miglioramenti sulla combustione, sull’aerodinamica e sulla riduzione del peso, è anche compito dei gestori delle flotte conoscere a fondo e saper applicare le nuove tecnologie, scegliendo quelle più mirate per il proprio caso specifico, in ottica di riduzione del costo totale di esercizio.

CARBURANTI

Il costo del carburante rappresenta in genere il 30% dei costi operativi di un mezzo pesante, (pari circa ai costi per l’impiego dell’autista) ed è quindi un elemento chiave da prendere in considerazione per le spese della flotta. Lo sviluppo dei motori rende sempre più interessante l’utilizzo di carburanti alternativi come il metano (GNC – gas naturale compresso) o il GNL (gas naturale liquefatto). Questa decisione deve però essere elaborata dai gestori delle flotte in un contesto di lungo termine. Anche se il costo immediato dei carburanti alternativi potrebbe essere inferiore, è importante calcolare il peso di questo importo sul costo totale di esercizio, poiché altri costi (ad esempio quelli per il rifornimento o lo smaltimento) potrebbero, in ultima analisi, rendere questa opzione meno vantaggiosa. Per avere un quadro preciso della situazione, è conveniente installare sugli autocarri i misuratori di consumo. Attraverso questi strumenti, si può valutare non solo il consumo medio, ma anche rendersi conto di quali siano le situazioni dove i consumi sono maggiori ed intervenire per ridurli, per esempio evitando percorsi con pendenze (in questo caso, l’ausilio di un navigatore satellitare topografico aiuta nell’individuazione delle strade alternative). In un futuro non troppo lontano, anche i mezzi pesanti vedranno l’arrivo della propulsione elettrica e alcuni produttori hanno già presentato i propri prototipi, ma tale tecnologia vedrà la sua diffusione soltanto quando saranno superati i due ostacoli principali: il costo delle batterie e l’autonomia (per il momento ferma a poche centinaia di km).

AERODINAMICA

Esistono numerosi dispositivi per la riduzione della resistenza aerodinamica, che possono essere installati (come kit o già presenti in origine sul mezzo) e garantire un notevole risparmio di carburante.  Una pubblicazione del 2010 (Fuel savings on a heavy vehicle via aerodynamic drag reduction, Transportation Research Part D Transport and Environment) afferma che il risparmio dovuto all’utilizzo di dispositivi aerodinamici su un autocarro con una percorrenza annua di circa 130.000 km può arrivare fino a quasi il 9% del costo totale del carburante. Molto dipende anche dal tipo di strade che si affrontano, essendo le forze aerodinamiche direttamente proporzionali alla velocità, infatti possono trarre maggiori vantaggi i veicoli che operano soprattutto su strade ad alta percorrenza, come i tratti autostradali.

MONITORAGGIO DELLA FLOTTA

Gli attuali sistemi informatici permettono svariate soluzioni in termini acquisizione dati e monitoraggio della flotta, che può avvenire anche da remoto tramite localizzazione GPS e la successiva trasmissione dei dati con connessione 3G. L’elaborazione dei dati riguardanti il veicolo e il guidatore permette ad esempio di tenere sotto controllo lo stile di guida, i consumi, le soste per i rifornimenti, la posizione e la velocità e molte altre informazioni. Se fino a un decennio fa sembrava fantascienza, oggi tutte queste tecnologie sono oggi molto accessibili in termini economici e le applicazioni vengono messe a disposizione direttamente dalle case o da terze parti.

FORMAZIONE AUTISTI

Oltre agli aspetti tecnologici dei veicoli, occorre ricordare che il fattore umano rimane sempre quello più importante. I buon senso nella moderazione della velocità, la guida fluida con accelerazioni e decelerazioni ridotte e la corretta scelta del rapporto di marcia sono parametri che possono influire molto sui consumi. ExxonMobil ci segnala, ad esempio, che riducendo la velocità da 90 km/h a 80 km/h si può ridurre il consumo di carburante fino al 22%, un valore considerevole se rapportato a un’intera flotta. Per questo motivo tutti gli autisti andrebbero formati in maniera periodica e sensibilizzati sull’argomento.

ASSICURAZIONE

La tecnologia può venire in aiuto anche nel caso dei costi per il contratto di assicurazione della flotta. Per esempio l’installazione di una dashcam (camera a bordo dell’abitacolo), può essere utile in caso di incidente per risolvere un contenzioso e ridurre pertanto le spese legali. Oltre alle caratteristiche e al valore del veicolo, che devono essere valutate prima dell’acquisto e della stipula dell’assicurazione, anche le condizioni di manutenzione generale della flotta (e quindi la sua affidabilità) possono incidere sul premio da versare.

FINE VITA

Come detto, la fine della vita del mezzo incide sul costo totale di esercizio, quindi i relativi costi vanno considerati già in fase di acquisto. Se non è più possibile la cessione del veicolo a un soggetto esterno, perché il mezzo non è più utilizzabile, tra le varie ipotesi di smaltimento esistono programmi di rottamazione, promossi direttamente dai produttori, in linea con le sempre più stringenti normative orientate al corretto smaltimento ecologico. Vi è infatti in atto una battaglia normativa per ostacolare l’esportazione dei mezzi a fine vita fuori UE e per promuovere invece la rottamazione e il riciclo dei metalli all’interno della stessa comunità europea, dando benefici in termini economici a chi sceglie questa strada.