Fassi Gru fa 50 anni

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Fassi Gru fa 50 anni. Intervistiamo Giovanni Fassi a capo dell’omonima società specializzata nella costruzione di gru, che compie mezzo secolo. Ma facciamo anche un salto nel passato con suo padre Franco Cipriano Fassi, il fondatore

Cinquanta anni tondi, tondi e non sentirli, o meglio averne il ‘peso’ sulle spalle ma sentirsi sempre giovani. Sentire la tradizione, ma guardare sempre, e con molta costanza, al futuro. Innovarsi in continuazione, non piangersi addosso se c’è la crisi (e in Italia c’è) e volgere lo sguardo ad altri mercati e ad altri settori.

Questo molto in sintesi il ragionamento di Giovanni Fassi alla prima conferenza stampa sui ‘suoi’ primi 50 anni.

Quindi: ‘Alle spalle un grande avvenire’, come, il titolo della biografia di Vittorio Gassman. E come per Gassman alle spalle c’è stato un grande attore, Franco Cipriano Fassi, che nella azienda di famiglia Fassi Giacomo muove i primi passi. «Era il 1946, ma l’azienda esisteva fin da prima della Seconda guerra mondiale, ed era specializzata in taglio di legname e trasporto di carbone. Lavoravamo per recuperare la legna per un distaccamento di soldati tedeschi della Wehrmacth, che stanziava davanti alla nostra officina», spiega Cipriano Fassi, «la legna serviva per gli impianti a gasogeno montati sugli automezzi, ed arrivava dalle nostre montagne, in cui operavano i partigiano, così nel portare giù la legna, portavamo su ai partigiani provviste e viveri». Dopo la liberazione l’azienda si trasforma e si occupa prevalentemente di allestimenti di autocarri, ma a metà degli anni ’60 si cambia ancora registro. Franco Cipriani inizia a importare nella bergamasca delle gru svedesi, e nel 1965 inizia a proporre le proprie. «Il 1965 è l’anno in cui cambiò tutto», dice, «utilizzammo il rosso per la livrea perché in officina avevamo quel colore, e poi dopo i primi modelli M1,M2, M3 passammo alla ‘F’, e in 3 anni ne producemmo già 150».

Poi il tempo passa e le idee sull’alleggerimento delle gru grazie ad acciai sempre più speciali, sull’allargamento ai mercati internazionali, sulla rete di dealer sempre più capillare e stabile, sui progetti al Cad, il primo entra in azienda nel 1989 ed è di derivazione aereospaziale (ora vi sono 14 stazioni in versione 5, con un programma di calcolo proprietario fatto con il Politecnico di Milano). «In pratica solo con i numeri e senza ancora disegni capiamo la bontà di un nuovo progetto», precisa Rossano Ceresoli, a capo dell’ufficio tecnico.

 

Giovanni Fassi, la seconda generazione, in azienda. Seguite i principi fondativi di famiglia?

I principi con cui mio padre ha dato vita nel 1965 alla sua nuova avventura imprenditoriale sono ancora gli stessi con cui si regge l’impresa globale di oggi. Una impresa che opera nel nuovo millennio con gli stessi valori delle nostre origini: la qualità, l’innovazione, la coerenza, la sicurezza, l’internazionalità”

“Ora siamo leader in Italia e tra i leader in Europa, secondi o terzi a seconda delle volte. Ma sempre sul podio.

 

Quale è la formula?

La costanza. Grazie alla profonda costanza nel fare il nostro lavoro. Poi l’innovazione che è sempre il nostro obiettivo, come l’internazionalizzazione; esportiamo infatti il 90% delle nostre gru. E questo solo grazie ai nostri precedenti 50 anni. Al lavoro fatto da mio padre. Abbiamo iniziato nei mercati vicini, poi ci siamo espansi in Asia e Nord America, e dopo 50 anni se hai un network alle spalle, se sei già presente, hai i dealer e hai le basi solide hai una posizione di vantaggio“. “Noi, con la costanza, che sottolineo sempre, ci muoviamo in ogni dove. Ma ci diamo il tempo.

 

Che si traduce in che visione?

Di stabilità. Non si può cambiare importatore spesso, i mercati vogliono stabilità e certezze. Il primo mercato per noi, quindi, è stata la Francia, poi Spagna, Svizzera e Germania in cui siamo presenti da 40 anni, da 35 siamo in Gran Bretagna, da 40 a Hong Kong, da 30 a Singapore. Questo è avere posto delle basi.

 

Da pochi mesi avete aperto due nuove joint commerciali e industriali; che si sommano alle altre in essere. Ci può illustrarne lo scopo e gli obbiettivi?

Siamo un gruppo multidimensionale, composto da 7 realtà internazionali leader nei settori del sollevamento, degli allestimenti di veicoli scarrabili, del forestale e della formazione. Siamo presenti in 60 paesi offrendo tecnologie e prodotti d’avanguardia che puntano sull’innovazione, la qualità e la sicurezza.

 

Ci faccia l’elenco e le peculiarità delle 7 società?

Come Fassi siamo entrati in società in Francia con la Marrel, un tempo del Gruppo Benalu, da cui si è scissa per la parte di allestimenti scarrabili dedicati al settore del riciclo. Poi siamo entrati in Svezia in Cranab, un Gruppo specializzato nelle gru forestali ‘molto’ off-road, entrando in Cranab ci siamo anche legati a Slagkaft, che produce macchine per il taglio e il mantenimento del sottobosco e in Bracke, che invece è leader nelle attrezzature e tecnologie per l’abbattimento degli alberi e la rigenerazione del suolo tramite scarificazione, e infine in Vimek che invece ha come core businnes la produzione di macchinari per la silvicultura, leggeri e compatti, per abbattere, raccogliere e trasportare il legname. A chiudere siamo i Cenpi Formazione, che è un consorzio che è specializzato nella prestazione di servizi di certificazione e di formazione in materia di prevenzione degli infortuni, salute e sicurezza.

 

Volete sviluppare anche l’ambito marino?

Al settore marino ci stiamo pensando ma non per allargare le società. Non faremo investimenti in questo settore. Lo presidiamo con buoni prodotti. Il settore forestale invece mi ha sempre interessato e Cranab sarà il perno per affiancarla con le nostre gru stradali.

 

Ordini militari?

La parte militare è in calo, soprattutto quella a Stelle e strisce. L’America fa meno guerre e nella logistica collegata stanno rallentando. Per l’esercito abbiamo anche progettato gru nuove, e per la ferrovia, che si è rallentata, stiamo aspettando comunque un certo numero di ordini.

 

 

Con che quote societarie avete acceso le due nuove joint?

In Marrel siamo al 49 per cento, il resto è di Fassi France, il nostro distributore locale; in Cranab abbiamo il 22 per cento, ma saliremo al 40 entro il 2017. Voglio sottolineare che in Cranab c’è anche un impegno finanziario statale che data l’importanza della materia prima che trattiamo ha voluto mantenere un ‘controllo’ interno.

 

Qual è il vostro ruolo in Cranab?

Essendo specializzati nel settore forestale fortemente fuoristrada, stiamo sviluppando la linea on-road di Cranab. Saranno (la prima gru uscirà entro l’anno ndr) le prime nostre produzioni fatte all’estero da due anni a questa parte. Con gli svedesi c’è il progetto di dare alla nostra rete distributiva uno prodotto forestale nuovo e valido, dare una carta in più per la vendita.

Per noi è tutto nuovo ma Cranab ha una esperienza enorme.

 

Ci faccia un esempio?

Molto semplice. Le nostre gru sono testata per 200 mila cicli sotto la categoria S2, le loro fanno oltre un milione di cicli. Sono heavy duty, lavorano su 3 turni, 24 ore al giorno. Hanno tecnologie che utilizzeremo per i modelli on-road. Nel settore forestale non ci si improvvisa. In USA e Canada usano altre gru forestali. Nel settore del riciclo vedo più somiglianza invece con il nostro mercato.

 

Per Marrel, infatti, che politica adotterete?

Marrel produce scarrabili da 3 a 28 ton di portata e in Italia li importeremo tutti. Da 20 a 22 ton è la fascia più importante.

Per ora siamo in una fase di adattamento. Marrel in alcuni mercati si era fermata. Va bene in USA, ma non in Belgio o Olanda. Hanno a differenza nostra sviluppato poco l’export. I prodotti ora vanno adattati ai mercati per le diverse altezze dei ganci di presa o per le lunghezze dei cassoni. In Italia i cassoni sono i più lunghi. In Scandinavia le altezze sono le più basse di Europa, per fare due esempi. La concorrenza negli scarrabili ė tanta, e in ogni mercato c’è differenza di modelli, non esiste una standardizzazione delle altezze del gancio o del blocco della cassa. In ogni paese il costruttore di riferimento ha spinto il legislatore in un differente direzione, cercando di avvantaggiarsi.

In Germania, per esempio, le vendite di Marrel sono in crescita, in Medio Oriente anche, ma non in Finlandia o Norvegia. Comunque tutte le esportazioni saranno sempre in collaborazione con la nostra rete vendita.

 

Parliamo dei mercati. Come stanno andando?

I mercati sono tanti. L’Italia va male e alcuni paesi esteri anche. I risultati non ci sono. Vanno bene America, Gran Bretagna, Sud-Est, ma l’Europa annaspa. Il Sud Europa, in particolare, è fermo con tutta la fascia mediterranea Grecia, Spagna non vanno bene nel settore dell’edilizia. Altri tengono botta, come la Francia che non va così male come dicono. Le notizie fuorvianti non aiutano il mercato.

I settori legati all’energia vanno meglio di quelli dell’edilizia. La Russia va malissimo il rublo è troppo svalutato.

L’Africa si sta sviluppando parecchio, e sarà un nostro obbiettivo, ed è in mano a Enrico Bertazzi, il nostro direttore vendite estere. In sud America, in Brasile, per i dazi non si va bene. Ma siamo presenti con la Fassi do Brasile per sviluppare il mercato. Saremo in joint con la parte forestale di Cranab perché è un suo mercato potenziale, in cui noi faremo le nostre linee, e già facciamo bracci e martinetti.

 

L’euro debole aiuta?

La moneta bassa aiuta, ma difficilmente fa la differenza in Olanda o Germania, paese legati all’euro. Il grande cambiamento e fa con la Gran Bretagna e gli USA, che sono economie più in cresciuta e che vanno meglio. È questo che aiuta. La ripresa economica aiuta ancora di più della moneta debole.

 

 

 

La tendenza nelle gru verte a modelli grandi i piccoli?

Gli ordini dal 2014 sono in crescita per le gru medio grosse o grandi. Era una tendenza iniziata già nel 2012/13. Le si utilizzano per il trasporto di macchinari e anche nell’edilizia. La gru grossa serve per fare servizi. Le imprese le noleggiano per i servizi. Per sollevamenti e spostamenti e quindi cercano gru più lunghe.

 

A questo punto manca solo la produzione 2014 e le previsioni per il 2015?

L’anno scorso abbiamo prodotto 5 mila gru con un fatturato di 145 milioni di euro. Nel 2015 forse faremo 500 pezzi in più o, meglio un fatturato del 5 o del 10 per cento in più per le gru più grosse, e resteremo sempre a 5 mila come quota. Sarà dal 2016 la svolta grazie alle nostre nuove sinergie societarie.

 

 

 

Fassi Gru 1965_prima grufassi GruFassi gru

Qualche tappa

1965 la M1

1968 le prime gru vendute in Francia da Diami

1969 concessionario a Napoli

1971 1000 gru prodotte

1973 500 gru all’anno

1974 prima gru in Asia (Hong Kong) – Nasce l’impianto Ocima

1975 nasce Carmo (gru medi leggere e carpenteria)

1979 nasce Omefa spa – Fassi Gru idrauliche Spa – Filiale in UK

1981 le prime 10.000 gru prodotte

1983 le prime fusioni in acciaio di basamento e fusto colonna

1986 le prove di affaticamento di serie

1987 certificazione militare AQAP4 Iso

1988 nasce il Gruppo Sogace-Fassi

1989 acquisizione Carpenteria C.S.

1990 2.000 gru all’anno

1994 nasce il limitatore di movimento

1995 Fassi entra nel mercato tedesco

1998 40.000 dalla fondazione

1999 sviluppo del sistema elettronico Fx000

2002 uso di acciai ultra alto resistenziali

2007 Sponsor Serie A di calcio

2009 Fassi in F1

2010 nuovo impianto di saldatura

2012 Smart App

2013 Fassi entra nel capitale di Marrel e Cranab

2015 150.000 gru prodotte – 7 gli stabilimenti di produzione

484 dipendenti