FCA vende Magneti Marelli alla Samsung

FCA vende Magneti Marelli alla Samsung

FCA vende Magneti Marelli alla Samsung. I coreani, del Sud, quelli del Nord pensano solo a lanciare missili e delle auto, o dei mezzi commerciali, che si guidano da soli non hanno molto interesse, stanno trattando con FCA per l’acquisizione in parte o in toto della storica società di componentistica, fondata da Ercole Marelli nella ex Stalingrado d’Italia (e forse solo per questo i coreani del Nord potevano farci un ‘pensierino…) Sesto San Giovanni.

Ma andiamo con ordine. Perché la news si lega alla joint già stipulata con Google da Marchionne. È notizia di oggi che la Magneti Marelli, valore sui 3 miliardi di dollari, all’avanguardia nei sistemi di illuminazione e trasmissione dati in tempo reale, sia sotto analisi del colosso coreano (TV, smartphone, elettrodomestici bianchi, Hard disk, informatica i sui campi di interesse) in vista di una joint che leghi ancora di più FCA alla Corea più all’avanguardia. Joint che già dal 2010 è in essere per molti progetti comuni.

Sistemi di guida avanzati, motori ibridi si stanno sempre di più avvicinando, come è appunto la collaborazione con Google da poco firmata da FCA, e quindi pare ovvio stringere partnership di questo tipo.

Ma un accordo di tal fatta aprirebbe all’ex Fiat, finalmente, la possibilità di realizzare il sogno nel cassetto di Marchionne (oltre a quello di vedere la Ferrari campione non solo nelle vendite delle proprie auto, ma anche sulle piste di mezzo mondo…) arrivare a creare una massa critica imponente come costruttore di auto (e poi autobus, mezzi agricoli e commerciali e MMT). Come? Con i soldi della vendita di Magneti Marelli. Se vale 3 miliardi di dollari e si incassano tutti o solo una parte si abbatte il debito di FCA, si ‘ripulisce’ la società e la si rende appetibile a una ‘grande acquisizione’. Con chi? Bhe, nella testa ‘dell’americano’ Marchionne restano sempre e solo gli USA, quelli di GM. Un boccone da circa 40 milioni di dollari, mentre FCA ne segna solo circa 7. Ma all’orizzonte si guarda anche all’Europa targata VW, dopo il tentativo fallito su Opel, anche l’ex ‘macchina del popolo’ è appetibile. In pratica la società a capo di tutto, la Exor di Elkann e della famiglia Agnelli, si diluirebbe come quote in uno dei due ex concorrenti, portando il peso critico a superare, e alla lunga, i 6 milioni di auto prodotte all’anno. Vecchio ‘pallino’ di Marchionne. E quota che da troppo tempo va stretta a Torino, ma si deve dire ad Amsterdam oramai. Insomma entro un anno i protagonisti dell’auto potranno avere altri pesi e forme. I tempi sono questi.

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