INTERMODALITÀ FERROVIARIA, UN’OCCASIONE PER CRESCERE

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Intermodalità ferroviaria-conferenza

La logistica intermodale italiana oggi è il fanalino di coda europeo. Nel Quaderno 27 FLC le proposte per rilanciare il sistema logistico nazionale

Presentato il Quaderno 27 del Freight Leaders Council, associazione che raggruppa i maggiori operatori logistici, dal titolo “Intermodalità ferroviaria, un’occasione per crescere”. Nel documento sono contenute le proposte per rilanciare il sistema logistico nazionale, frutto di un lavoro congiunto tra Anita, Confcommercio, Direzione generale per il Trasporto stradale e l’intermodalità del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Fercargo, Mercitalia, RFI Terminali Italia, Università̀ di Roma Tor Vergata e UIR. Il convegno si è svolto presso la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla presenza del Viceministro Edoardo Rixi.

INTERMODALITÀ FERROVIARIA: ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA

L’obiettivo fissato dal Libro Bianco della Commissione europea prevede che entro il 2030, sulle percorrenze superiori ai 300 chilometri,  il 30% del trasporto stradale venga trasferito alla rotaia. Tra i Paesi europei, lo split modale italiano oggi è tra i più bassi: secondo i dati Eurostat in Italia solo il 13% delle merci viaggia su rotaia, dato tra l’altro ritenuto gonfiato dagli operatori del settore. La media europea invece supera il 18% e in Germania tocca il 19,3%.

Ad allontanare il raggiungimento dell’obiettivo le carenze di tipo normativo, organizzativo, infrastrutturale e “culturale”. “Non si considerano a sufficienza, infatti, la CO2 prodotta dai motori, le polveri sottili emesse e l’inquinamento acustico – sottolinea FLC – evidenziando una scarsa attenzione alle problematiche ambientali connesse al trasporto stradale delle merci”.

LE PROPOSTE DEL QUADERNO 27

Le molte anomalie della logistica intermodale italiana penalizzano il sistema nei confronti dei competitor europei e frenano sia la domanda che l’offerta. Il Quaderno 27 del Freight Leaders Council suggerisce che per abbattere le strozzature del sistema logistico italiano è necessario ingegnerizzare il processo intermodale. Come? Prima di tutto con maggiori investimenti da parte delle aziende, del gestore dell’infrastruttura e dello Stato. “Gli incentivi sono utili, ma non sufficienti: il trasporto intermodale ferroviario è l’unica modalità in declino (-0,8%, dati Confetra) nel primo semestre 2018 nonostante l’avvio del Ferrobonus”. Poi, è necessario intervenire e risolvere aspetti specifici, anche attraverso “un patto per l’intermodalità tra strada e rotaia nel segno della maggiore sostenibilità (sia economica che ambientale) del sistema dei trasporti nel nostro Paese”.

  • Il doppio macchinista: una misura tecnicamente non più giustificata, superata altrove, che in Italia gonfia i costi degli operatori intermodali.
  • Velocizzare il piano di adeguamento della rete e dei terminal per la circolazione di treni più lunghi e pesanti: in Europa lo standard tecnico è 750 metri e 2000 tonnellate, mentre in Italia i treni raggiungono a mala pena i 600 metri e le 1600 tonnellate.
  • Non rimandare i potenziamenti dei raccordi portuali e interportuali: oggi la maggior parte dei traffici nei porti viaggia su gomma.
  • Procedere nell’attuazione completa della riforma portuale con l’attivazione dello sportello unico
  • Dare impulso alla digitalizzazione dei processi, dei documenti e delle connessioni tra operatori della supply chain.
  • Prevedere misure in grado di elevare l’appeal della rotaia per il mondo dell’autotrasporto come per esempio la riduzione del bollo ai Tir che fanno combinato e l’introduzione di speciali deroghe nel calendario dei divieti per la circolazione dei mezzi pesanti.

IL COMMENTO DI MALVESTIO, PRESIDENTE FLC

“L’intermodalità ferroviaria è morta più̀ di una volta – ha dichiarato il presidente del Freight Leaders Council, Antonio Malvestio – Ora che, grazie ad aiuti e ad azioni ad hoc, sta lentamente risorgendo, si deve tener conto dell’innovazione e dell’ingegnerizzazione dei processi. E notiamo che ci vuol poco a regredire come appena successo. Non servono rivoluzioni: basterebbe accelerare su progetti come quello dell’alta velocità delle merci, dare certezza agli imprenditori sul piano degli incentivi e della realizzazione delle infrastrutture necessarie a sbloccare i colli di bottiglia evidenziati nel nostro Quaderno.”