ITALIA DISCONNESSA

ITALIA DISCONNESSA

ITALIA DISCONNESSA. Convegno Confcommercio. La Sicilia è costretta a fare i conti con una rete infrastrutturale nella quale i buchi sono sempre più vistosi ma anche il resto d’Italia non può certo sorridere. Leggere, per credere, i documenti realizzati dall’ufficio studi di Confcommercio e presentati a Roma lo scorso maggio in occasione del convegno intitolato “L’Italia disconnessa” e scaricabili dal sito www.confcommercio.it. Titolo purtroppo azzeccatissimo, come amaramente ha constatato il vicepresidente nazionale di Confcommercio, Paolo Uggè, che dal palco dell’auditorium di piazza Gioacchino Belli, a Roma, ha compiuto un “miniviaggio” attraverso i punti caldi della malaviabilità del Belpaese. “Malaviabilità testimoniata da prove inconfutabili”, ha tuonato Paolo Uggè, “come  il fatto che l’accessibilità stradale del Paese sia molto disomogenea tra le Regioni; che la rete autostradale italiana sia insufficiente e pari a poco più del 9% della rete europea; che nelle città la velocità media oscilli intorno ai 15 km l’ora; che la velocità commerciale dell’autotrasporto italiano sia in media inferiore ai 48 km l’ora. Con ovvie, quanto pesantissime, ricadute sull’inquinamento ambientale, confermato a sua volta dal fatto che tra le 100 città più congestionate del mondo ben cinque siano italiane”.  E se dall’asfalto ci si sposta su altre “strade”, come rotaie o mare, la situazione non migliora. “Le autostrade del mare – ha spiegato Uggè – sono, sulla carta, un’alternativa straordinaria, peccato che se ne sia parlato migliaia di volte facendo poco o, a volte addirittura nulla:  basti pensare che, dal 2004 ad oggi, in materia di traffici internazionali marittimi la connessione tra i Paesi europei è aumentata in Olanda del 19%, in Germania del 22,7 e in Spagna del 30 %, mentre in Italia solo del 16%. Le ragioni? Un mare di controlli inutili, un mare di documenti da produrre per lo sdoganamento. In altre parole una burocrazia folle che ha fatto fuggire migliaia di cargo verso altri scali, soprattutto nel nord Europa. La verità è che madre natura ha fatto di tutto per fornire un enorme vantaggio iniziale all’Italia, vera e propria piattaforma naturale nel mediterraneo, ma chi si è messo al timone del Paese negli ultimi anni ha fatto di tutto per annullare questo vantaggio e per farci finire nelle retrovie. Mettere “in rete” gomma, rotaia e autostrade del mare, sinergie possibilissime in un progetto globale, un insieme di realtà che devono obbligatoriamente fare sistema se vogliono funzionare e far ripartire l’economia del Paese. Invece cosa accade?, Che circa un terzo dei porti principali non ha un collegamento diretto con la rete ferroviaria principale; che circa il 40% non ha un terminal ferroviario all’interno del porto; che oltre il 70% del traffico ferroviario container è concentrato in soli tre interporti su 21 operativi. In Germania – ha concluso Paolo Uggè – si trasportano su ferro 112 miliardi di tonnellate chilometro, in Francia 32, in Italia 19. Dati che ci dicono chiaramente che l’Italia è disconnessa. La Sicilia rappresenta  un’emergenza drammatica, ma la verità è che tutto il Paese vive in perenne emergenza da anni, decenni. I vari Governi continuano a fare interventi scollegati uno dall’altro, privi di una visione d’insieme”.

convegno conftrasporto 27maggio2015 Roma
convegno conftrasporto 27maggio2015 Roma
convegno conftrasporto 27maggio2015 Roma
convegno conftrasporto 27maggio2015 Roma

Come aiutare la classe politica a ritrovare la strada giusta? Confcommercio ha fornito alcune indicazioni, chiarissime, divise per settori. per esempio, per quanto riguarda il trasporto su rotaia, utilizzare la rete ad Alta velocità nelle ore notturne per il trasporto accompagnato (13mila veicoli all’anno in meno sulle strade); o introdurre negli accordi bilaterali di disposizioni favorevoli all’instradamento su ferro dei veicoli provenienti nei porti italiani dai Paesi extra Ue e diretti in Europa. Per quanto riguarda invece il trasporto via mare, individuare i pochi porti di rilevanza strategica e concentrare lì gli investimenti; realizzare corridoi doganali controllati, pre clearing e sportello unico per accelerare il “momento doganale”; rilanciare la buona pratica nazionale delle autostrade del mare. “Per il trasporto merci su strada”, ha affermato Uggè, ” il ministro dei Trasporti  ha da mesi sul tavolo le nostre proposte: registro internazionale dell’autotrasporto; mantenimento delle compensazioni sugli incrementi delle accise; eliminazione del Pra (doppione che costa al Paese 190 milioni di euro); eliminazione, per gli autotrasportatori, dell’obbligo di versare un contributo per l’Autorità per la regolazione dei trasporti, e per il Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi mai entrato in funzione. Ma i politici tengono conto dei suggerimenti che vengono loro dati dall’Italia che lavora? Leggono i documenti redatti sull’esperienza di decine di migliaia di aziende che ogni giorno si scontrato con gli ostacoli creati da chi, stando nei palazzi romani, non ha chiara l’idea di cosa succede fuori? L’impressione, ovviamente è che non lo facciano. Ma così non si guida un Paese fuori dalla crisi”.