La cooperazione agricola cresce

La cooperazione agricola cresce

La cooperazione agricola italiana cresce nonostante la crisi. È un fattore importante dell’economia nazionale. L’agricoltura è attore determinate dei trasporti su strada, pensate solo all’isotermico, fra carne e ortofrutta, e all’impatto sulla logistica e sui rifornimenti e la distribuzione cittadina. Se l’agricoltura ‘tira’, va bene anche il trasporto su strada e tutta la filiera a questi due ambiti collegata. Si è aperta anche Fieragricola, la 112° edizione a Verona. Per l’agricoltura il momento è buono. Ecco una attenta analisi del comparto. La cooperazione agroalimentare italiana non solo è riuscita a reggere l’impatto della crisi economica ma a rilanciarsi registrando tra il 2011 e il 2013 una crescita del fatturato quasi doppia rispetto all’industria alimentare del paese (+9% contro +5%). E’ quanto emerge dallo studio presento a Roma dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, istituito dal ministero delle Politiche Agroalimentari e Forestali e sostenuto dalle quattro organizzazioni di rappresentanza delle cooperative dell’agroalimentare (Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare ed Unicoop). Per Nomisma, che ha svolto la ricerca, è di 36,1mld di euro il fatturato annuo (2013) prodotto dalle 5.024 imprese collettive associate, con 92mila addetti e 815.898 adesioni:numeri che collocano l’Italia al terzo posto per fatturato nella speciale classifica Ue della cooperazione agroalimentare e al primo posto per numero di imprese. Il ruolo della cooperazione nel sistema agroalimentare è di grande rilievo: nel 2013 a fronte di un valore della produzione agricola italiana pari a 54,7mld di euro, la cooperazione associata ha valorizzato attraverso i propri approvvigionamenti materia prima agricola per 19,7mld di euro pari al 36% del totale. La cooperazione è anche una componente importante della fase di trasformazione: il suo fatturato (36,1mld di euro) incide per il 24% sul totale dell’industria alimentare nazionale. Osservando i numeri della ricerca si evince che sono le imprese cooperative di grandi dimensioni ha funzionare meglio. “Piccolo è bello” vale solo dentro i grandi contenitori organizzati se, come evidenzia lo studio, si considera che le realtà di grosse dimensioni hanno segnato le migliori performance sul fatturato in periodo di crisi (2011-2013): +11% per le cooperative con fatturato oltre i 40mln di euro, +8% tra i 7 e i 40mln di euro, +4% tra i 2-7mln. Mentre è negativo il trend (-11%) delle cooperative sotto i 2mln di euro. La cooperazione agricola cresce.

La cooperazione agroalimentare è trasversalmente presente sull’intero territorio nazionale, ma il nord detiene il primato nella produzione di ricchezza: con il 44% delle cooperative, genera l’82% del fatturato del sistema. In particolare quattro regioni – Emilia-Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia – generano il 75% del fatturato di tutta la cooperazione associata, pur essendo localizzate nel loro territorio appena il 29% delle imprese totali. La leadership nazionale (per fatturato) è saldamente detenuta dell’Emilia-Romagna con oltre 13mld di euro; seguono il Veneto (6,8mld), il Trentino Alto Adige (3,7mld) e la Lombardia (3,6mld). Tra le attività prevalenti nelle regioni leader, l’Emilia Romagna presidia un po’ tutte le filiere più importanti; in Veneto prevalgono la produzione di vino e la zootecnia, in Trentino Alto Adige l’ortofrutta e il vino, mentre la Lombardia è forte nel lattiero-caseario.

Nell’Italia settentrionale si concentrano le cooperative più grandi, dove il fatturato medio per impresa è pari a 13,3mln di euro, contro appena 2mln del sud. La forte localizzazione al nord del ristretto nucleo di cooperative di maggiori dimensioni che fatturano oltre 40mln di euro contribuisce a incrementare il divario tra il settentrione e il meridione: sono in tutto138 (pari al 3% del totale) le top cooperative, che generano il 64% del giro d’affari dell’intera cooperazione associata e coinvolgono il 45% degli occupati. È poi da sottolineare che dove la cooperazione associata risulta più strutturata è in grado di esprimere performance di gran lunga migliori: al sud le cooperative associate sono solo il 35%, mentre al nord rappresentano l’85% del totale (59% al Centro).

Fra i principali settori cooperativi figurano alcune eccellenze dell’agroalimentare nazionale. Il primato per fatturato generato spetta alla zootecnica da carne (9,7mld di euro di fatturato nel 2013), cui appartengono alcune imprese leader nazionali nella trasformazione di carni avicole, bovine e suine. Seguono l’ortofrutta (8,4mld di euro), specializzata nella valorizzazione di prodotto fresco e trasformato e il lattiero-caseario (6,8mld di euro), in cui sono presenti imprese del latte alimentare e nella produzione e commercializzazione dei principali formaggi dop italiani. Infine le cooperative del vitivinicolo (4,3mld di euro) sono fra le maggiori imprese nazionali ed europee, con 5 aziende italiane sulle 7 top del settore. I ricavi aumentano soprattutto nel settore vitivinicolo, dove le cooperative fanno meglio anche qui delle società di capitali (rispettivamente +19% su +13%). La cooperazione agricola cresce.

L’Italia è il paese con più cooperative agroalimentari in Europa (Ue28), con una quota del 27%, mentre in termini di fatturato si attesta al 10%, dietro a Francia (24%) e Germania (19%). Come numero di soci il nostro Paese rappresenta il 14% della quota totale, la stessa percentuale della Francia e meno di Germania (23%) e Spagna (19%). I primi sette Paesi per generazione di fatturato cooperativo agroalimentare (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Danimarca e Polonia) detengono complessivamente il 68% del totale delle imprese cooperative europee (circa 15.000) e l’82% del fatturato (oltre 284mld di euro). Nell’ambito della Top 100 europea ci sono 9 cooperative italiane e la prima impresa (Agricola Tre Valli) si posiziona al 22° posto in classifica con circa 3,1mld di euro di fatturato nel 2013.

La cooperazione agroalimentare nel corso degli ultimi anni ha ampliato le sue vendite sui mercati internazionali raggiungendo un valore di 6mld di euro, pari al 18% del valore complessivo dell’export agroalimentare italiano. Sebbene stia progressivamente recuperando terreno, la sua propensione all’export resta ancora lievemente al di sotto di quella media del settore agroalimentare: le vendite estere della cooperazione nel 2013 incidono per il 17% su fatturato totale, contro il 21% dell’alimentare. Sono in particolare alcuni settori a contribuire in maniera più rilevante come vino e ortofrutta (rispettivamente 33% e 23%), cui si affianca il lattiero-caseario (11%). La penetrazione dei mercati internazionali è prerogativa delle imprese più strutturate: ben il 78% delle cooperative con fatturato superiore a 40mln di euro presidia i mercati esteri realizzando in media il 18% delle proprie vendite all’estero, mentre le aziende di piccole dimensioni scontano le maggiori difficoltà nell’aggredire i mercati internazionali. Solo 1/3 delle cooperative con fatturato tra 2 e 7mln di euro è attivo all’estero e per esse l’export intercetta mediamente il 5% del valore delle vendite complessive. In particolare sull’export le politiche di marca si stanno dimostrando sempre più efficaci e rappresentano i 2/3 del fatturato estero del vino (è del 48% la quota globale della cooperazione). Anche il private label si dimostra importante, assorbendo il 26% del fatturato export totale. Più rilevante l’incidenza dei prodotti a denominazione sul fatturato realizzato all’estero:nelle imprese export-oriented la quota complessiva sale infatti al 37%, con punte del 77% nel lattiero caseario e del 58% per il vitivinicolo.

“I dati evidenziati dall’Osservatorio – ha detto il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Giorgio Mercuri – se da una parte sono importanti e confermano il sistema vincente della nostra cooperazione, dall’altra indicano che ci sono ampi margini di miglioramento. È vero infatti – ha proseguito Mercuri – che non possiamo ancora parlare di modello italiano della cooperazione se prima non omogeneizziamo, anche in termini di valore prodotto, il sistema associativo su tutto il territorio nazionale e se non proseguiamo nel processo di aggregazione e potenziamento delle nostre cooperative. In questo modo i nostri prodotti – ha concluso – potranno contare di più sui mercati internazionali, che costituiscono il futuro sempre più prossimo per le nostre organizzazioni”. Per il viceministro del Mipaaf, Andrea Olivero: “Il settore agroalimentare oggi più che mai è al centro dell’attenzione del Governo e della politica economica. Il mondo della cooperazione, e i dati lusinghieri che sono stati presentati oggi lo dimostrano, è in grado di valorizzare più di un terzo della produzione agricola nazionale, ha una notevole propensione all’export delle nostre eccellenze agro-alimentari. Dobbiamo certamente trovare soluzioni che possano ridurre lo squilibrio che anche quest’anno ritroviamo tra Nord e Sud”.

di Alessio Devita

 

Gli ospiti presenti alla conferenza
Gli ospiti presenti alla conferenza
Il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri e il viceministro del Mipaaf Andrea Olivero
Il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri e il viceministro del Mipaaf Andrea Olivero