Mauro Bernardi con l’Associazione italiana familiari vittime della strada

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Dal Tir a una sedia a rotelle. Mauro Bernardi a seguito di un grave incidente che gli ha cambiato la vita, è “ripartito” con Aifvds (l’Associazione italiana familiari vittime della strada), per guidare i giovani alla prevenzione degli incidenti stradali.

mauro bernardi a bordo del suo camion
mauro bernardi a bordo del suo camion
mauro bernardi il giorno del suo matrimonio2
mauro bernardi il giorno del suo matrimonio2

mauro bernardi il giorno del suo matrimonio

C’è una bella differenza tra guardare il mondo dall’alto della cabina di un Tir, col quale potersi muovere in ogni direzione per tutta Italia, magari in tutta Europa, e farlo invece stando seduto su una sedia a rotelle, costretto a trovare ogni volta le energie per spingerla a forza di braccia perché le gambe non rispondono più ai comandi. Forse solo chi un tempo ha saputo domare e rendere docile un bisonte della strada e oggi fatica a far obbedire ai propri desideri una carrozzina, magari solo perché ha incontrato sul suo percorso una buca sull’asfalto, può raccontare l’abisso che separa questi due “punti d’osservazione” sulla vita di ogni giorno. Da una parte la vita che una volta scorreva felice fra un viaggio e l’altro al volante del proprio amatissimo camion e dall’altra, quella che vive oggi a causa dello schianto terribile che ha distrutto quel Tir in un pauroso incidente, staccando per sempre i fili che collegavano la mente alle gambe di chi era al volante, non intaccando però la sua straordinaria forza di volontà.

Mauro Bernardi, 37 anni, bergamasco, sa meglio di chiunque altro quanta differenza passa tra il guardare il mondo dalla cabina di un Tir, con le tue gambe che lo fanno avanzare e arrestare, e una sedia a rotelle dove le tue gambe non comandano più nulla. Lo sa dalla maledetta mattina di quel 31 agosto 2005, giorno in cui guidava il camion della ditta per cui lavorava, la Nicoli Trasporti di Albino, ed ha subito un incidente che gli ha cambiato la vita. Proprio lui, che della prudenza al volante e della sicurezza aveva fatto l’obiettivo primario, perfettamente consapevole che un solo attimo di distrazione alla guida di un gigante come quello che portava in giro per mezza Europa, avrebbe potuto costare caro a sé e ad altri. Forse proprio perché da 10 anni è costretto, ogni istante, a pensare a come può cambiare la vita un banale errore di manovra, un’accelerata idiota, ha deciso di imboccare una nuova strada: quella di aiutare altri a non subire quanto è accaduto a lui. Raccontando, facendo capire a chi ha la fortuna di possedere l’uso completo del proprio corpo, l’importanza di star bene fisicamente, conseguenza diretta del saper “star bene” al volante.

E così, costretto a spegnere per sempre il motore di un Tir, sua passione fin da quanto era un bambino, ha messo in moto, usando come propellente i muscoli delle braccia, la sua sedia a rotelle e ha cominciato a raggiungere tappa dopo tappa, decine di scuole e di centri ricreativi: ogni luogo in cui ci siano dei ragazzi che un giorno prenderanno la patente e si siederanno al volante. Un modo per mostrare loro come tutto può cambiare in un solo istante. Una scelta di vita e di testimonianza che lo ha fatto sentire di nuovo utile, forse più di prima, perché se fare una consegna in tempo è importante, pensare di poter contribuire a far arrivare sane e salve a destinazione migliaia di persone, di poter salvare delle vite umane non ha prezzo.

Una scelta che Mauro Bernardi, sposato con Claudia e papà di Pietro, ha raccontato alla redazione del blog di Mediaset “stradafacendo.tgcom24.it”, partendo proprio da quella maledetta mattina d’agosto, un anno e una manciata di mesi appena dopo aver pronunciato il fatidico sì in chiesa davanti a Claudia, la donna della sua vita, e dopo essere arrivati entrambi alla cerimonia a bordo di due trattori stradali… «Quella mattina mi ero messo in marcia prestissimo, alle 3.15, dal piazzale dell’azienda ad Albino con prima destinazione Lomagna, nel lecchese, per “agganciare” un semirimorchio centinato carico di tubi. Una volta agganciato il semirimorchio, collegato i tubi dell’aria e quelli della corrente, verificata l’integrità degli pneumatici e il funzionamento delle luci posteriori del semirimorchio, sono ripartito alla volta di Arquà Polesine in provincia di Rovigo. Mi sono immesso sull’autostrada A4 ad Agrate quando, all’altezza dell’autogrill di Dalmine, verso le 4.30, in prima corsia ho sentito un rumore “strano”. Ho pensato di aver forato un pneumatico, ho verifico di non aver urtato niente e nessuno guardando lo specchietto retrovisore posto sul lato destro del trattore, e ho ripeto la medesima azione verificando quello di sinistra». Frazioni di secondo prima della tragedia, prima di notare, subito dopo aver riportato l’attenzione sulla strada, che di fronte a lui c’era la sagoma di un altro Tir. «Quello di un “collega” che, alla guida del suo autoarticolato, si era immesso in prima corsia senza aver acceso né fari né frecce… L’impatto è stato tremendo, ed io che procedevo a poco meno di 90 chilometri l’ora, ho tamponato il rimorchio carico di bottiglie d’acqua che andava a poco più di 10/15 km orari…». Per i periti la dinamica è stata semplice: veicolo A tampona veicolo B. Complicatissimo, invece, il quadro clinico che si trovano di fronte i medici in ospedale dove Mauro è arrivato dopo che i vigili del fuoco hanno impiegato due ore per estrarlo dalle lamiere di quel che resta del “suo” Stralis. Frattura scomposta esposta di tibia, perone e femore destro, frattura dello sterno, frattura midollare T4-T5, trauma cranico, è quanto si legge sul referto medico. L’inizio di un calvario: un intervento alla gamba e uno alla schiena nella quale vengono applicati dei fissatori; 22 giorni in coma farmacologico, circa sei mesi tra degenza all’unità spinale di Mozzo e la riabilitazione, per poi tornare a casa a dover affrontare tutta un’altra vita.

«Con una nuova condizione: una paraplegia incompleta. All’inizio è stato molto difficile ricalibrare questa nuova vita: con mia moglie, negli affetti, nel lavoro, poi, come per tutte le cose, si trova il modo di andare avanti. Col tempo sono riuscito a farmene una ragione, grazie soprattutto alle persone che mi sono state vicine, e ho ricominciato a vivere con la convinzione che la vita è un dono meraviglioso». Da apprezzare e preservare in ogni modo possibile. Magari aiutando altri a capire i pericoli della strada e a prevenirli, come spiega Mauro: «Oggi collaboro con l’Aifvs, Associazione Italiana familiari vittime della strada, attraverso incontri dedicati ai giovani per la prevenzione degli incidenti stradali negli istituti scolastici e d’estate nei Cre, i Centri ricreativi estivi degli oratori. Incontro in media 5mila studenti ogni anno». Ragazzi ai quali racconta la propria esperienza e anche cosa fare nel caso dovesse accadere anche a loro di trovarsi su una sedia a rotelle. In altre parole spiega come “ripartire”. Magari anche con un’attività sportiva… «Grazie alla Polisportiva disabili Valcamonica pratico diversi sport a livello amatoriale», come ci tiene a sottolineare Bernardi. «Da qui deriva una delle mie convinzioni più forti: lo sport è vita e per chi è disabile lo sport riabilita, reintegra e fa stare bene. In particolare la pratica dello sci alpino, nella quale si vive un senso di piena libertà e di totale autonomia in un ambiente considerato normalmente ostile per chi si muove in carrozzina».

È per questo che lui, che sognava di diventare maestro di sci, ha accettato di diventare anche il segretario e tesoriere di Enjoyski Sport Onlus, associazione che si occupa di divulgare, insieme alla cultura dello sport, quella della sicurezza a 360 gradi. Sulle piste da sci come sulle strade.

mauro bernardi lezione scuole3
mauro bernardi lezione scuole3
mauro bernardi lezione scuole2
mauro bernardi lezione scuole2
mauro bernardi il suo camion distrutto a seguito dell'incidenteù
mauro bernardi il suo camion distrutto a seguito dell’incidente

di Rachele Daminelli