Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia

Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia

Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia. Secondo uno studio Confcommercio/Isfort la globalizzazione e la burocrazia alimentano il dumping e bloccano la crescita del settore nel nostro Paese.

Durante il 3° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio di Cernobbio, l’Ufficio Studi di Confcommercio e Isfort hanno presentato il rapporto “Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia”. Si tratta di una fotografia del settore che delinea i trend e le prospettive o, se volete, le nostre prossime sfide.

La riflessione parte da un dato nel complesso positivo perché il traffico merci in Italia risulta in leggera crescita: se nel 2015 si contava una media di 437 mld t/km, si prevede che nel 2018 saranno 448. Numeri positivi anche per l’intermodalità.

Il problema è che – secondo Confcommercio – di questo traffico stanno approfittando sempre più gli altri Paesi. I fenomeni chiamati in causa per confermare la tesi sono la delocalizzazione all’estero di molte imprese e la contemporanea colonizzazione del settore (dalle strade agli scali portuali) da parte di aziende e gruppi stranieri.

Questi portano all’estero la ricchezza prodotta in Italia e “rischiano di relegarci ai confini dell’impero tracciato dalla Via della Seta trasformando un’opportunità in un danno”.

COLONIZZAZIONE E DELOCALIZZAZIONE

Il motivo per cui chi produce in Italia poi esporta la ricchezza fuori è da ricercarsi nel fatto che le nostre leggi, la nostra burocrazia e il nostro fisco sono troppo pesanti.

Un sistema che quindi le imprese straniere non scelgono e da cui persino le aziende italiane scappano, delocalizzando. Dove vanno? In paesi in cui il costo del lavoro è più basso e la burocrazia più rapida ed efficiente.

Un dato fra tutti rappresenta questo fenomeno senza pietà: nel 2005 il 36,4% delle merci in transito nel nostro Paese era trasportato su autoveicoli immatricolati in Italia e il 15,5% su autoveicoli immatricolati nell’Est Europa. Dieci anni dopo, nel 2015, la percentuale è invertita: il 13,4% gli italiani, oltre il 55% gli Esteuropei. In pratica, l’Italia ha perso il 69,2% di mercato e i cosiddetti Paesi entranti hanno guadagnato il 198,5%.

Tra il 2005 e il 2015, il mercato del trasporto internazionale delle merci con origine o destinazione Italia è cresciuto di quasi 4 miliardi di euro, ma le imprese italiane non ne hanno goduto e, anzi, hanno perso un valore della produzione stimabile in oltre 1 miliardo e mezzo di euro (1,66). La quota dei Paesi dell’Est, invece, si è più che quadruplicata, con un incremento complessivo di 6 miliardi.

IL PESO DELLA BUROCRAZIA

Lo studio Confcommercio ha, poi, calcolato le ricadute della nostra burocrazia (costi diretti effettivi) e delle nostre inefficienze amministrative (costi indiretti, mancati guadagni) sui fatturati delle imprese italiane nel settore dell’autotrasporto.

Rispetto alla media dei Paesi competitor, le imprese italiane spendono il 52% in più delle giornate dedicate agli adempimenti burocratici. Per le imprese dell’autotrasporto il danno in termini di mancato fatturato è di 790 milioni di euro, a cui si devono sommare gli oltre 260 milioni di euro di mancato guadagno. Inoltre, il sottodimensionamento delle Motorizzazioni e l’allungamento dei tempi necessari alla verifica dei veicoli introdotta in via amministrativa avrebbe generato – secondo lo studio – un aggravio di costi pari a circa 50 euro per pratica, ulteriori 25 milioni di euro da aggiungere ai costi indiretti.

L’INTERVENTO DI CARLO SANGALLI, PRESIDENTE CONFCOMMERCIO

La terza edizione del Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio che si è tenuta a Cernobbio e durante la quale è stato presentato lo studio è stata aperta dalla presentazione del Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

Sangalli ha esordito rilevando che la ripresa si sta confermando un po’ più solida delle attese, sebbene più lenta di quella degli altri Paesi e parziale. La domanda interna è ancora debole anche se va riconosciuto al Governo di aver iniziato un percorso di distensione fiscale e di aver mantenuto l’impegno di eliminare le clausole di salvaguardia per il 2018. Restano tuttavia sul tappeto gli aumenti dell’Iva per il 2019 e per 2020.

Nel valutare le prospettive economiche dell’Italia, il Presidente Confcommercio ha quindi richiamato alla cautela. “Persistono, nonostante tutto, i problemi strutturali che comprimono la produttività sistemica dell’Italia e si riflettono sulla sua competitività internazionale” ha sottolineato, richiamando gli spunti di riflessione offerti dall’analisi dell’Ufficio Studi in collaborazione con l’Isfort.

Le priorità, per l’associazione di Confindustria saranno: un contrasto più forte alla concorrenza sleale e al dumping sociale nell’autotrasporto; l’applicazione del principio “chi meno inquina meno paga” per un trasporto più sostenibile; l’incentivazione dell’intermodalità; la piena attuazione della strategia d’intervento “Connettere l’Italia” prevista per il settore e del Piano nazionale strategico della portualità e della logistica.

Infrastrutture utili e certe per sostenere la logistica. Continuiamo il contrasto al dumping sociale. Resta il grande tema delle regole – ha dichiarato il Ministro Delrio – esiste un problema regolatorio a livello europeo sulla concorrenza sleale e sul cosiddetto dumping. Abbiamo lavorato con la commissaria Bulc, abbiamo incominciato a scrivere le regole sul distacco e ora sul riposo ma vogliamo essere più esigenti“.

Il Ministro Delrio al 3° Forum Internazionale di Conftrasporto